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Cefalù: grido d’allarme dai ristoratori: «Non possiamo più aspettare»

Grido d’allarme dai ristoratori di Cefalù che in un comunicato, a firma dell’Associazione Ristoratori Cefalù ho.re.ca. – dicono di essere stati trovati impreparati dalla seconda ondata di pandemia. «Nonostante gli sforzi e i sacrifici messi in atto nei mesi scorsi, quel barlume di ripresa e di risalita delle attività commerciali che si era intravisto, ora lascia il posto ad uno sconforto totale, ad una sensazione di amara sconfitta. La stagione estiva è stata funesta e deficitaria. Ora sta arrivando l’inverno, e sta portando con sé freddo e disperazione. Le prospettive sono le peggiori mai auspicabili, soprattutto per la nostra categoria. Quello dei Ristoratori Cefaludesi è un appello tra i più dolorosi della nostra città. Un grido che racconta tutta la difficoltà del momento, quella economica di chi non riesce più a gestire la situazione: affitti, dipendenti, fornitori, tasse, le proprie famiglie. Sono problemi economici dovuti al mancato incasso e al sostentamento delle spese fisse (altissime) che incidono sulla vita di tante, tantissime persone».

I Ristoratori nel comunicato dicono che si sta mettendo a rischio l’indotto che è fondamentale per Cefalù e per tutto il comprensorio. «Con Noi si mette a rischio una lunga filiera fatta di: aziende vitivinicole, aziende agroalimentari, aziende zootecniche, pescatori, agenti di commercio, piccoli negozianti, tecnici specializzati, trasporti urbani, manovali. Il nostro è un mondo che fa muovere l’economia di tanti settori in un contesto, quello cefaludese, che basa il proprio incoming sul turismo e sull’ospitality. Nei mesi passati, con sacrificio e abnegazione, abbiamo dimostrato grande senso di responsabilità e da subito, rispettato i protocolli e le prescrizioni igienico-sanitarie, in un clima di grande incertezza, abbiamo saputo rendere le nostre strutture ambienti sicuri e ospitali. Ci siamo uniti in un’associazione di categoria, per ottimizzare gli sforzi e le idee, al fine di un rilancio armonico e sostenibile del nostro paese. Oggi , alla luce degli ultimi DPCM e Ordinanze varie, non ci è più concesso neppure questo. Oggi ci dicono di chiudere, abbandonandoci al nostro destino».

I ristoratori cefaludesi dicono di non essere disposti a morire. «Non vogliamo rinunciare al nostro lavoro. Un lavoro che coinvolge centinaia di famiglie e si svolge sempre nel rispetto della sicurezza dei clienti. Abbiamo aspettato con fiducia tutte le promesse fatte, ma adesso chiediamo di essere ascoltati seriamente».

I ristoratori cefaludesi dicono di non cercare mero assistenzialismo, ma una giustizia economica. «Quello che è stato scritto nell’ultima nota inviata a tutta l’Amministrazione Comunale il 18 ottobre, e quanto precisato il 24 ottobre alla conference-call con il Sindaco Lapunzina e l’Assessore Lazzara. Continuando in questa direzione – precisa l’associazione – si assisterà alla chiusura di diverse attività con conseguenti licenziamenti e fallimenti.  Ma non si tratta di chiusure temporanee. In molti casi le attività sono destinate ad una chiusura totale e al fallimento».

I ristoratori chiudono il loro commento rivolgendosi si concittadini:«nei prossimi mesi si andrà incontro ad un Paese fantasma. Nessuno di noi è più nella posizione di quantificare i danni economico-sociali che la crisi conseguente al Covid 19 ha creato e continuerà a creare sul tessuto imprenditoriale di Cefalù. Ci aspettiamo, dal Sindaco, dal Presidente del Consiglio Comunale, dai Consiglieri Comunali e dalla Giunta, una valutazione approfondita sulle nostre richieste».

I Ristoratori chiedono sconti sull’imu per i proprietari che riducono l’affitto del 30% per almeno 6 mesi e che la stessa agevolazione venga estesa anche a quei lavoratori del settore turistico che hanno e stanno subendo danni a causa del Covid. Chiedono l’azzeramento delle imposte locali TARI relativi a servizi non goduti a causa dell’emergenza epidemiologica. «La completa sospensione delle attività per il periodo di emergenza passata e quella che ci stiamo accingendo a subire rende irragionevole ed ingiusto richiedere il pagamento di servizi di cui non si è beneficiato». I Ristoratori chiedono anche «la concessione gratuita del suolo pubblico ai fini della somministrazione per tutto il 2021 come forma di aiuto per le attività così duramente colpite nell’anno in corso, ma che sicuramente vivranno uno scenario analogo anche nel prossimo futuro». Ed ancora chiedono di «valutare la possibilità di alcune modifiche, per il periodo invernale, sull’accesso al Varco ZTL di via Giudecca al fine di agevolare la clientela che intenda recarsi presso i locali del centro storico. Concedere gratuitamente l’utilizzo posti auto del lungomare anche se non residenti, in via temporanea e solo per il periodo invernale, al fine di incentivare la clientela. Noi Ristoratori, con le nostre attività, non offriamo solo cibo. Noi offriamo un’esperienza, offriamo sorrisi, abbracci, offriamo serenità, spensieratezza, uno stato d’animo …e mai come oggi c’è bisogno di tutto ciò».

Nel loro comunicato i Ristoratori aggiungono: « Il nostro è un mestiere difficile, fatto di sacrifici pesanti, lavoriamo 15 ore al giorno, spesso non si dorme la notte perché l’ansia ce lo impedisce, perché a novembre si tirano le somme e molto spesso i margini sono davvero minimi. Per noi non esistono il sabato e la domenica in famiglia, le cene con gli amici, né Natale né Capodanno. Siamo bianchi perché il mare lo vediamo senza poterci andare. Ma è il mestiere che abbiamo scelto. Ed è la vita amiamo fare. Noi siamo quelli che abbiamo investito tutto ciò che avevamo sul nostro lavoro e non abbiamo avuto paura ad indebitarci. Noi siamo quelli che a fine mese facciamo il gioco delle tre carte per pagare tutto e tutti. E Non siamo solo una partita Iva. Oggi siamo preoccupati per noi e ancor più per i nostri dipendenti, tutte quelle persone che sono più amici che colleghi e che contano su di noi per poter sostenere le loro famiglie e i loro sogni.  Per questo chiediamo a tutta l’Amministrazione Comunale di sostenerci, di ascoltarci e di ponderare scelte, aiuti e correttivi concreti. Noi abbiamo rispettato le regole, ma dall’altra parte lo Stato e soprattutto la Regione Siciliana, non hanno mantenuto le promesse di aiuto fatte mesi fa. Oggi più che mai è il momento del dialogo dimenticarlo sarebbe l’errore più grande della crisi pandemica, perché tanto dolore ci ha ricordato il valore assoluto della condivisione e questo deve essere il faro per l’azione quotidiana di tutti».